domenica 2 giugno 2013

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7.58, areoporto di Fiumicino. 
Dovunque io mi giri ci sono persone che si abbracciano, piangono, sorridono, si scambiano addii e promesse. In fondo cos'altro è la vita? Un continuo alternarsi di abbracci, lacrime, sorrisi, addii e promesse. A quale scopo? Quello di sentirsi un po' meno soli, credo. 

giovedì 30 maggio 2013

Quello che accade in mezzo è la vita

Bisogna imparare a cavarsela da soli. Non perché le persone deludono, no. Quello è un dato di fatto, un qualcosa che si è sempre saputo e sempre si saprà.

Bisogna imparare a cavarsela da soli perché è così che deve essere. Nasciamo e moriamo soli. Quello che accade in mezzo è la vita. E la vita non è giusta, la vita non ti ascolta. La vita fa il suo corso e tu ti adegui.
Ti guardi intorno e ti rendi conto che non c’è molto che si possa fare, solo andare avanti. Non che questo debba portare a rassegnarsi, no.

La verità è che ci attacchiamo agli altri perché abbiamo paura, non perché ne abbiamo bisogno. E la paura porta solo ad altra paura. Bisogna smettere di avere paura e alzare gli occhi al cielo, essere forti.
Se durante la vita dovessimo incontrare qualcuno che ne vale la pena, con questa persona bisognerebbe condividere la felicità, non la paura.

Il principio di causalità sancisce che una cosa  può generare solo se stessa, per cui è necessario attaccarsi alla felicità, non alla paura. E bisogna capirlo presto, perché quando è tardi non si riesce a smettere.

lunedì 27 maggio 2013

Scrivo


Io non so parlare. 
Per questo scrivo. 
Scrivo per chi ha perso tanto, ma vuole ancora tutto. 
Scrivo per chi tenta ogni giorno di catturare l'infinito, arraffare l'incondizionato. 
Scrivo per chi sa che la vita è più di questo, e non si accontenta. 
Scrivo per chi spera, così come per chi si dispera. 
Scrivo perché le parole lette ti entrano dentro più di qualsiasi odore, più di qualsiasi suono. 
Scrivo perché un giorno possa rileggermi e sorridere.

Sarebbe bello

Sarebbe bello poter trasformare i brutti ricordi in qualcosa di buono. Sarebbe bello poter tornare indietro, ripercorrere quegli attimi e decidere di far andare le cose in modo diverso. Sarebbe bello dimenticare, andare avanti, smettere di flagellarsi, respirare.

mercoledì 19 dicembre 2012

Sofferenza che seduce


Per quanto io provi a controllare ogni cosa nella mia vita, ci sono pensieri che puntualmente riescono ad impossessarsi di me e a soggiogarmi, tanto affabili quanto dolorosi.
Sofferenza che seduce, troppo forte per farti avvicinare e troppo forte per lasciarti andare.

Qualcosa che non arriva mai


Passiamo la maggior parte della nostra vista aspettando qualcosa che non arriva mai. In genere si tratta di persone… Le persone che sono rimaste indietro o da cui siamo corsi via. Speriamo che prima o poi ci raggiungano, tornino, ci facciano ricordare quanta felicità può esserci nella vita e nel mondo. Eppure queste persone sembrano non arrivare mai, e per quanto ci sforziamo di rimpiazzarle, di credere che, nonostante tutto, le cose vadano bene,  continuiamo a vivere nell’angoscia dell’attesa.
Spesso sono terribili le conseguenze delle proprie scelte, ma sono anche peggio le conseguenze delle scelte degli altri, e la patetica cornice di questa tela della tristezza, è la straziante consapevolezza di non poter tornare indietro, mai.

Oltre la morte così come oltre la vita


Credo che la vita sia davvero troppo breve per passarla riempiendosi di illusioni o in preda alla disperazione. Ci sono cose che vanno accettate così come sono, cose che non cambieranno mai e che, per quanto ci logorino, devono darci la forza di andare avanti e migliorare ciò che ci resta.
Quando ci si trova di fronte alla morte viene fuori una parte di noi che pensavamo di non avere o che speravamo non dovesse venir fuori mai, eppure in quei momenti è lì e si tratta di una sofferenza tanto intensa quanto lunga. Si dice che in questi casi, quando perdi qualcuno che ami e che ti ha amato come pochi, la cosa migliore da fare sia pensare ai momenti belli e a tutto ciò che questa persona ci ha dato. Io non riesco a fare così, io vorrei davvero pensare che tanti piccoli insegnamenti magari mi hanno resa una persona migliore, ma ciò che invece mi annebbia il cervello sono le cose che avrei potuto fare e non ho fatto, gli abbracci che avrei potuto dare e non ho dato, i sorrisi che avrei potuto regalare e che magari ho regalato a chi non li meritava. E la sola cosa che posso fare è scusarmi e rimpiangere il tempo perso, ma con un pensiero fisso in testa: ti voglio bene, un bene talmente grande da non poter essere ridotto a una parola così corta, un bene talmente grande da andare oltre la morte così come oltre la vita. Verso l’infinito.