Gli erano entrate negli occhi, quelle due immagini, come l’istantanea percezione di una felicità assoluta e incondizionata.
Se le sarebbe portate dietro per sempre. Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand’è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell’immagine, da quel suono, da quell’odore. Alla deriva.
Castelli di rabbia, Alessandro Baricco
lunedì 15 settembre 2014
lunedì 18 agosto 2014
Quando non c'è amore.
Quando
arriva il momento di fare scelte importanti, il 70% delle persone tende a
tirarsi indietro, a cercare una scappatoia, un modo per far sì che la scelta
venga da sé, o che sia qualcun altro a farla.
Rimane un
30% di persone che smettono di dormire, le cui budella si trasformano in
breakdancers e la cui vita diventa improvvisamente più complicata, più confusa,
più angosciante. Anche le persone appartenenti a questo secondo gruppo pensano
seriamente di agire come quelle del primo, di lasciare che le cose si sistemino
da sole, di aspettare che sia troppo tardi per scegliere e di adattarsi alle
conseguenze, ma poi si rendono conto che non deve necessariamente andare così.
Nonostante
tutta la paura che si possa avere, nonostante le notti in bianco e i brividi e
i groppi in gola, dentro di noi sappiamo sempre qual è la nostra strada. E
tutta questa paura, questo senso di smarrimento, non fanno altro che generare
pretesti per nasconderla.
Io so cosa
voglio, so che ci sono persone che voglio conoscere, posti che voglio vedere,
cose che voglio imparare, e so di essere in grado di farlo da sola.
Ci si sente
potenti quando si fa qualcosa da soli, ci si sente inarrestabili e fieri di sé,
ma ci si sente anche terribilmente tristi.
Credo che qualsiasi
cosa si possa fare, smette di avere senso quando non c’è amore.
lunedì 28 aprile 2014
Quando uno passa tutta la vita pensando a cosa avrebbe potuto fare
Non esistono scelte giuste o
sbagliate, esistono solo scelte. Quando uno passa tutta la vita pensando a cosa
avrebbe potuto fare e non ha fatto, verso quale direzione sarebbe meglio andare
o non andare, quale decisione sarebbe meglio prendere o non prendere, tende a
nascondere o a dimenticare che c’è qualcosa di più grande dietro tutto ciò.
Quello che è giusto o sbagliato è relativo, ma quello che desideriamo non lo è.
lunedì 31 marzo 2014
Come se per tutta la vita tu non abbia fatto altro che girare attorno a quel punto
Ci sono momenti
nella vita di ognuno, in cui una qualche certezza smette di essere poi così
certa. E’ un po’ come quando pensi di avere ragione, e ti aggrappi su quella
convinzione con fermezza, non lasciandoti dissuadere da chiunque provi a dire
il contrario. Poi, però, un giorno, scopri che non è così. Scopri che di
ragione non ne avevi poi così tanta, che ti eri fatto un’idea sbagliata. E a
volte sei contento perché la verità è meglio di quanto immaginavi.
Ecco, io mi
sento un po’ così. Credevo che le persone fossero fatte per essere fatte male,
ma ho scoperto che di ragione non ne avevo poi così tanta.
Nella vita
incontriamo centinaia di persone, e prima o poi finiscono tutte per deluderci.
Che sia perché ci aspettavamo troppo o che sia perché sono cambiate, finiscono
comunque tutte per deluderci. Poi un giorno ne arriva una che non fa che
rendere tutto un po’ più bello, renderti più felice, più al sicuro. E ti senti
come se nulla possa cambiare mai, come se per tutta la vita tu non abbia fatto altro
che girare attorno a quel punto, ma solo in quel momento sia riuscita a
raggiungerlo davvero.
Tutti
abbiamo il nostro punto fermo, la nostra certezza, e tutti vi vaghiamo attorno
per un po’ prima di riuscire a toccarlo. Non importa per quanto tempo, e non
importa se magari un giorno dovessimo essere costretti ad allontanarci di
nuovo. Un punto fermo è bello proprio perché è fermo, e per quanti giri si
possano fare, prima o poi ritroveremo sempre la strada giusta per tornarvi.
lunedì 16 dicembre 2013
Pesiamo. Pesiamo tanto.
Passiamo la
maggior parte del nostro tempo a chiederci dov'è che abbiamo sbagliato, a
domandarci se è colpa nostra quando la vita ci sferra calci e pugni, a cercare
di trovare soluzioni di cui però non se ne vede neanche l’ombra.
Abbiamo
paura di non essere abbastanza forti, e ci arrampichiamo di qua e di là
cercando appigli effimeri, incapaci di sostenerci davvero. Pesiamo. Pesiamo
tanto.
Sarebbe
tutto più facile se potessimo smettere di doverci aggrappare, smettere di avere
bisogno di qualcuno a sorreggerci, contare solo sulle nostre forze. Se sei da
solo non puoi fare male a nessuno e nessuno può farti davvero male. Ma cosa ne
è poi della gioia? Con chi condividere la gioia?
Ecco, per
quanto ci ostiniamo a dire che non contare su nessuno è un ottimo modo per
prevenire le delusioni, la verità è che abbiamo un disperato bisogno di
qualcuno nella nostra vita, un bisogno molto più grande della paura di
soffrire, e allora ci attacchiamo disperatamente a tutto ciò che troviamo,
anche se in alcuni casi può non essere la scelta migliore.
Ho dato
anima e corpo a una persona con la quale mi sentivo completa, felice, meno
sola, e in cambio ho ricevuto schiaffi e odio. E allora qui mi chiedo, avrò
sbagliato? E dove avrò sbagliato? Ma a un certo punto della propria vita, uno
si rende conto del fatto che forse non è sempre colpa nostra, forse c’è di più
dietro ciò che ci succede, forse le cose sono peggio o meglio di come sembrano.
Io non mi sono resa conto di niente di tutto ciò, io ho realizzato che sono
stanca di inseguire il vuoto e di riparare l’irreparabile, come quando metti la
colla sul manico rotto di una tazzina e puntualmente questo si stacca. Ti piace
quella tazzina, sei affezionata, ma ogni volta che la tocchi ecco che si
stacca. L’unica cosa da fare è non toccarla, mai più, e a quel punto non
importa più chi l’abbia rotta, l’importante è non toccarla mai più.
domenica 1 dicembre 2013
LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE
Ieri era il
compleanno di mia madre e, volendo passare il pomeriggio insieme, abbiamo
deciso di andare al cinema. Scorrendo la programmazione la scelta è ricaduta
quasi immediatamente sul film di Pif “La mafia uccide solo d’estate”, una sorta
di documentario romanzato sugli avvenimenti che hanno caratterizzato Palermo
degli anni ’80 e ’90.
A colpirmi è
stata innanzitutto la genialità della regia, capace di trasporre con sottile
ironia temi come le vicende legate a Cosa Nostra e facendo sorridere,
riflettere e commuovere allo stesso tempo.
Poi però ho
notato un’altra cosa, la quale mi ha terribilmente rattristata. Alla fine del
film, quando si sono accese le luci, avevo ancora le lacrime agli occhi e mi
sono guardata attorno per vedere se anche alle altre persone in sala avesse
suscitato lo stesso effetto. Beh, le altre persone in sala erano tre, una delle
quali un anziano intento a dormire profondamente. Mi sono detta “Vabè, è sabato
pomeriggio, chi vuoi che venga al cinema..” ma uscendo ho incrociato un fiume
di persone intento a comprare biglietti per i soliti cine-panettone e commedie
o uscire dalle sale dei suddetti film ridendo allegramente.
Ora, io sono
perfettamente consapevole del fatto che andare al cinema sia un momento di
svago e che ognuno abbia il diritto di scegliere cosa vedere, ma a preoccuparmi
è ciò che quanto è successo rappresenta. Il fatto che il 90% delle persone che
erano al cinema ieri abbiano scelto di vedere qualcos’altro, è l’emblema di ciò
che accade ogni giorno in Italia. Scelgono tutti di vedere qualcos’altro, o
meglio, di non vedere.
La mafia è
stato un problema ieri, è un problema oggi, ma non è detto che debba essere un
problema anche domani. Di certo vedere un film documentario a riguardo può
sembrare irrilevante, ma a spaventarmi è la totale mancanza di interesse.
Se tanti
giornalisti e scrittori hanno perso la vita, è perché la mafia ha paura
dell’informazione, è perché la mafia ha paura che le persone si rendano conto
di quanta influenza essa ha sulle nostre vite ogni giorno, quindi andare al
cinema a vedere Pif che ci racconta di Cosa Nostra a Palermo invece che Frank
Matano o Checco Zalone, sarebbe la prima cosa logica e giusta da fare.
Alla fine
del film mia madre mi ha guardata e ha detto “Sai qual è la cosa più triste? Che
non è cambiato niente” e mi ha fatto quasi impressione quanta verità ci fosse
in quelle parole. Non è cambiato niente perché pochi hanno davvero voluto
cambiare qualcosa, perché è più facile fingere che certe cose non esistano o
che non ci riguardino.
Ciò che ho
scritto non vuole essere una condanna, quanto piuttosto un invito a riflettere.
Non possiamo pretendere di vivere in un posto migliore se prima non diventiamo
noi stessi persone migliori.
“Per me da
bambino la mafia era lontana pur essendo dietro casa. Chissà quante volte ero
vicino a un mafioso, senza saperlo. Giocavo a calcio di fronte alla casa dove
Vito Ciancimino riceveva Provenzano: magari è arrivata qualche pallonata sulla
sua macchina. Il rischio è abituarsi. Se il negozio vicino a scuola prende
fuoco perché non pagano il pizzo, la prima volta fa impressione, la decima ti
abitui. E invece bisogna scandalizzarsi: abituarsi significa rassegnarsi.”
martedì 12 novembre 2013
Ma perché tu non ti vuoi, azzurra e lucente?
C’era una
volta, nel regno delle anime, un’anima persa. A quest’anima piaceva vagare,
farsi male, superare ogni limite e vivere, vivere tanto. Un giorno quest’anima,
in preda ad uno dei suoi consueti deliri, cadde dal regno e rotolò giù tra gli
umani, finendo per spaccarsi in due. Le due parti, in preda allo sconforto,
finirono per andare a rifugiarsi in due corpi tanto diversi quanto uguali,
destinati a incontrarsi e a restare insieme per sempre.
Noi ci
vogliamo così tanto da arrivare a odiarci e sappiamo già tutto quindi non ci
diciamo niente. E siamo meglio di tutti i libri e i film del mondo perché
dobbiamo ancora scrivere la nostra storia, anche se l’abbiamo già scritta da
qualche parte e aspettiamo solo di trovarla, lontano.
E la vita
non è sempre facile, ma quando due parti si incontrano allora diventa un po’ meno
dura andare avanti, le linee spezzate che sbattono a destra e sinistra, in
qualche modo, trovano il modo di andare dritte, anche se la direzione non è
chiara, anche se a volte sembra che possano perdersi e spezzarsi di nuovo.
Io non lo so
come saremo tra dieci anni, e non so neanche come saremo quando avremo l’età
dei nostri genitori, ma so che in qualche modo e da qualche parte, saremo
insieme, perché tu sarai il libro ed io la colla, tu sarai le parole ed io la
rima, perché quando mi sentivo un disastro credevo mi avresti trattata male, e
invece mi hai aiutata a cambiare idea, e per me “casa” è dovunque sono con te.
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